Betise

Ciao,

Chi ha letto il mio post dell’ altra sera intitolato “qualunquismo”, troverà in questo post diverse analogie: ciò non è conseguenza di una mancanza di argomenti ma di una mia vera e propria ossessione. La “colpa” di tale ossessione la posso tranquillamente addossare al grande G. Flaubert.
Non voglio annoiarvi ne tanto meno farvi chiudere la mia pagina e magari farvi aprire quella di “Lercio” o “commenti memorabili” che sicuramente sono più divertenti (ps io le seguo e devo dire che mi fanno parecchio ridere 😁😁).
Oggi vorrei parlarvi di due uomini: Bouvard e Pècuchet.
Questi sono due uomini semplici di Parigi che, tra le altre cose, sono anche colleghi. Il loro lavoro di copisti li rende parecchio insoddisfatti e decidono di trasferirsi in campagna, lontani da tutto e tutti. Completamente “asciutti” dei fondamenti della vita agreste loro, da bravi borghesi metropolitani, cominciano a studiare trattati di chimica e agronomia, senza risparmiarsi ma anche senza avere i fondamentali essenziali di tali discipline, con la certezza e la presunzione di poter capire in profondità ciò che, fino a poco tempo prima, era loro completamente sconosciuto. Dopo vari tentativi di seminare granaglie fuori stagione e altri esperimenti che poco hanno a che fare con il “ritmo circadiano” della natura, si arrendono alle evidenze e capiscono che ciò che stavano perseguendo non faceva per loro. Non si danno vinti e con altrettanta presunzione e scetticismo verso ciò che è universalmente accettato e dimostrato, impiegano il loro tempo (tanto!!! dato che sono entrambi in pensione) nello studio di varie discipline che vanno dalla storia alla filosofia alla archeologia passando per la teologia, la politica.
A questo punto vi invito a immedesimarvi in uno dei due uomini e immaginare quante informazioni, tempo e sacrifici richieda buttarsi in un’avventura di conoscenza dello scibile umano con lo scetticismo tipico del presuntuoso che vuole scardinare quanto di buono il genio umano ha saputo creare nel corso dei secoli.
Purtroppo Flaubert non concluderà mai questo romanzo ma ci lascia un messaggio, anch’esso universale come il sapere (quello vero): attraverso Bouvard e Pècuchet lui parla della “stupidità umana” (la betise) ossia di due uomini normali che con la propria presunzione, sono pronti a documentarsi continuamente e a mettere in dubbio teorie consolidate.
Documentarsi è un bene ma non comprendere il contenuto in tutti gli aspetti non lo è. Per Flaubert lo stupido è quindi colui che crede di sapere sol perchè ha letto qualcosa qua e là in maniera generica e, pur non essendo uno specialista del campo e non essendolo diventato dopo, e’ convinto di sapere tutto.
Chissà cosa avrebbe pensato dei “NO VAX” il nostro Flaubert.

 

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