[ Il Re caduto da cavallo ]

Ciao a tutti,

vi anticipo una cosa: quando mi sentirò pronto psicologicamente ad affrontare le mie “paure” vi farò leggere qualcosa scritto da me e mai pubblicato, inedito🙄🙄🙄.

Per adesso non voglio dirvi nulla e mi riservo il diritto di mantenere un segreto👨‍⚖️👨‍⚖️👨‍⚖️.
Una cosa, però, voglio dirvela, anticiparvela.
Chi ha letto i miei post precedenti ricorderà (spero!!!) che un tema che mi affascina da diverso tempo è la Follia, in generale, e in letteratura, in particolare.
Ciò non perchè io sia un folle (non del tutto, almeno🤪🤪🤪) ma sicuramente perchè mi affascinano le storie che da essa traggono un’ origine e i personaggi che ne veicolano la presenza con le loro azioni.
Non mi dilungo oltremodo in definizioni o descrizioni su cosa sia la follia e non faccio, per adesso, riferimento ai personaggi pubblici che ne hanno fatto uno stile di vita dandone una propria interpretazione ( vedi per esempio L’elogio della Follia di E. Da Rotterdam o Steve Job con il suo “STAY FOOLISH”, giusto per citare i più famosi).
Lo so, quando inizio a scrivere non la finisco più e spesso mi dimentico cosa stavo scrivendo…ah ecco, qualche riga sopra vi dicevo che vi avrei anticipato qualcosa di un mio scritto:

“IL FOLLE è IL PiU’ GRANDE BUGIARDO CHE POSSA ESISTERE”.
Cit. Giuseppe Calì (una mia citazione, cioè).

Questa è ciò che vi avevo promesso: una citazione.

Detta così, credo che parecchi di voi (se non l’hanno già fatto) saranno tentati di “switchare” la mia pagina con quella, ben più saporita, delle Ricette di Nonna Pina, un pò come si fa con il telecomando per la pubblicità.
Se non l’avete fatto, innanzitutto, vi ringrazio e vi invito a continuare a leggere quanto scriverò di seguito perchè sono sicuro che vi piacerà.

Oggi vi parlo di Re Enrico IV.

Chi ha letto uno dei miei post precedenti [il Re denudato] starà probabilmente pensando: ma questo qui è fissato con la follia e con i Re.
In effetti, c’è un legame fortissimo fra le due cose; a legarli è il POTERE.
Credetemi non è cosi banale e, nemmeno superficiale, questo legame.
Bisogna scavare, scavare, scavare e non limitarsi al semplicistico binomio follia-potere pensando per esempio ad Hitler o a Pol Pot (giusto per non scontentare a nessuno).
Ogni follia è una sorta di credenza radicata nel fatto di essere il Re del mondo.

Ritornando ad Enrico IV, questo è il titolo di un dramma in 3 atti scritto da Pirandello.

📖📖📖

Ci sono tre protagonisti, una gara a cavallo in costume d’epoca ed un amore conteso:

– un nobile che impersona Enrico IV che ama Matilde Di Spina

– Il Barone Belcredi che ama Matilde Di Spina

– Matilde Di Spina.

Molto “simpaticamente” Belcredi disarciona da cavallo il povero nobile che impersonifica Enrico IV che, dopo la botta rimediata, crede di esserlo davvero.
Così facendo il Belcredi prende due piccioni con una fava. Si toglie dai piedi quello che adesso, suo malgrado, è Enrico IV e si prende la bella Matilda, godendosela tutta per sé.
Enrico IV invece perde tutto: non solo la bella Matilde ma anche la “ragione”.
Viene, infatti, internato in un istituto psichiatrico dove gli viene fatto credere di essere realmente Enrico IV.
Dopo 12 anni, all’improvviso, Enrico IV guarisce e torna alla ragione, ancora una volta suo malgrado. Perchè suo malgrado?
Perchè ricorderà e capirà ciò che è realmente successo alla sua vita da quel nefasto incidente in poi. Essere consapevoli di ciò che è successo per essere consapevoli di ciò che si è (o si è diventati) può essere molto doloroso e farti realmente impazzire. Quindi è meglio far finta di nulla è continuare a FINGERE di essere Enrico IV, di essere folle.
Parafrasando una figura molto cara al maestro Pirandello possiamo dire che ha continuato a mantenere su la MASCHERA di Enrico IV.

Ma la vita, come ci insegna sempre il grande Pirandello, si diverte a prenderci in giro e ci riserva finali inattesi.
Infatti 8 anni dopo che Enrico IV capisce di non essere Enrico IV ma un nobile (di cui Pirandello non ci dà altre informazioni), Belcredi e Matilde insieme alla loro figlia e ad uno psichiatra, decidono di andare a trovare quello che credevano essere ancora Enrico IV, appunto.

Lo psichiatra è molto interessato a questo caso è invita i protagonisti di allora a svolgere nuovamente quella scena nel modo più realistico possibile.
L’unica variante è la figlia di Belcredi che prende il posto della madre Matilda.
La figlia, tra l’altro, è una goccia d’acqua della mamma di vent’anni prima.
La gara si svolge regolarmente, fino a quando Enrico IV ha uno slancio verso la bambina e cerca di abbracciarla. Belcredi, sospinto dall’istinto paterno, si oppone allo slancio del suo eterno rivale il quale porta a termine la sua vendetta sguainando la spada e trafiggendolo.
Ancora una volta Enrico IV fa ricorso alla sua follia, continuando a fingersi pazzo per sempre, per non subire la pena capitale.📘📘📘

A questo punto devo per forza ritornare alla mia citazione di poche righe su:

👉 “Il folle è il più grande bugiardo che possa esistere”. 👈

Dopo la lettura di questo riepilogo del dramma, questa citazione diventa chiara e penso condivisibile.
Enrico IV o, per meglio dire, lo sventurato Nobile disarcionato, prima viene preso in giro perchè gli fanno credere di essere chi non è ma chi rappresenta in quel momento con un mascheramento.🤥🤥 (questo per una convenienza della società e della reputazione della famiglia del nobile).
Di contro, quando ucciderà Belcredi sarà lui, per una sua convenienza, a fingersi pazzo.
In mezzo a questi due eventi, che si distanziano di 20 anni, abbiamo un Enrico IV che non è Enrico IV ma che capisce che è meglio per lui accettare la “Bugia” la finzione del suo ruolo, per non uscire realmente pazzo.
Per Pirandello questo paradosso costituisce l’idea del “TEATRO NEL TEATRO”.
Qui non si capisce che sa sia il vero e cosa il falso ; non si capisce cosa sia folle o normale; l’unica cosa che si capisce è che la bugia, la finzione non sono altro che l’altra faccia della realtà, della normalità.
La follia non è più, quindi, un qualcosa da cui fuggire ma anzi diventa “rifugio” per potersi salvare dal dramma di un’ esistenza infelice o ingenerosa.
In conclusione il FOLLE E’ UN ANTIEROE CHE FUGGE DALLA PROPRIA NORMALITA’ RIFUGIANDOSI NELLA PROPRIA PAZZIA, PRENDENDO IN GIRO SE STESSO E GLI ALTRI.

A questo punto ho terminato anche quest’ ultima fatica. Spero vi sia piaciuta.
In ogni caso sappiate che io ce l’ho messa tutta e che, a prescindere da tutto, mi sono tanto divertito a scriverla.
Anche se scrivere di certe cose così poco “accattivanti” può sembrare una folle perdita di tempo, sono sicuro che per me non lo è perchè mi fa stare bene.
Spero abbia fatto bene anche a voi leggerlo!

Buon fine settimana.

Giuseppe.

commenta con Fb

Leave a Reply:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *